Disturbi depressivi

 

DEPRESSIONE: il male oscuro

 

La depressione costituisce uno dei disturbi psicologici più diffusi nella popolazione generale e colpisce indipendentemente dall'etnia, dall'educazione, dal reddito e dallo stato coniugale.

La parola “depressione” è assai utilizzata anche nel linguaggio comune, ma non sempre se ne conosce il significato vero e proprio. Da un punto di vista clinico, i disturbi depressivi sono sfaccettati e presentano una sintomatologia variabile per manifestazioni, tempi, caratteristiche e gravità. Per semplicità, in questo articolo parlerò del Disturbo Depressivo Maggiore, ovvero di quello più rappresentativo – a livello di immaginario collettivo – all'interno della vasta gamma dei Disturbi dell'Umore. Una volta, ci si riferiva ad esso con il termine “esaurimento nervoso”, una dicitura ormai obsoleta in ambito clinico, sostituita nel tempo con quella di Disturbo Depressivo Maggiore.

Ma che cos'è la Depressione Maggiore? Come si manifesta? Quale ne è il decorso? E' possibile curarla?

I sintomi primari di questo disturbo dell'umore, nell'adulto, sono costituiti da:

  • umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (ci si può sentire tristi, vuoti, disperati, oppure si può apparire lamentosi agli altri)

  • e perdita o marcata riduzione dell'interesse o del piacere per quelle attività che, in precedenza, erano invece interessanti o piacevoli per quella persona.

A questi due aspetti imprescindibili si aggiungono anche altre caratteristiche del disturbo, che possono essere o non essere presenti. In particolare, la persona depressa:

  • può perdere peso pur non essendo a dieta o aumentare di peso (il cambiamento di peso deve essere superiore al 5% del peso corporeo all'interno di un mese);

  • può avere un appetito diminuito o aumentato;

  • può soffrire di insonnia quasi ogni giorno o, all'opposto, dormire più del solito quasi tutti i giorni;

  • può essere agitata o rallentata a livello sia mentale che motorio;

  • può sentirsi affaticata o senza energia quasi ogni giorno;

  • può sentirsi in colpa più frequentemente del solito;

  • può avere difficoltà a prestare attenzione o a concentrarsi nelle attività quotidiane;

  • può pensare in maniera ricorrente alla morte;

  • può pensare di suicidarsi o, addirittura, aver elaborato un piano specifico in merito.

 

Almeno 5 di questi sintomi (e almeno uno dei due primari) devono manifestarsi per un periodo minimo di 2 settimane, come dire che qualche giorno di tristezza, anche intensa, non costituisce per forza, l'inizio di una depressione. Inoltre, è necessario che la sintomatologia descritta non sia conseguenza di un lutto (escludendo le intenzioni suicidarie vere e proprie, tutti gli altri sintomi possono far parte del decorso e dell'elaborazione normale e fisiologica del lutto, se non durano oltre i due mesi).

A seconda della quantità ed intensità dei sintomi presentati, la depressione può essere classificata come lieve, moderata o grave. Nei casi più gravi possono essere presenti intenzioni suicidarie e la persona potrebbe addirittura aver pianificato il suicidio. In alcuni dei casi più gravi – ma non in tutti – il disturbo può essere caratterizzato dalla presenza di deliri e/o allucinazioni, che lo rendono particolarmente pericoloso sia per la persona che ne soffre che per le persone a lei vicine. Il delirio è un particolare assetto mentale caratterizzato dalla presenza di convinzioni rigide ed immodificabili, per definizione impermeabili a qualsiasi tentativo di “far ragionare” chi ne soffre. Le allucinazioni consistono invece in percezioni erronee che possono manifestarsi in relazione a qualsiasi modalità sensoriale (uditiva, visiva, olfattiva, gustativa e tattile), sebbene quelle uditive siano di gran lunga le più comuni. Esse sono costituite generalmente dalla percezioni di voci (familiari o non familiari) ritenute distinte dai propri pensieri ed avvertite come esterne e reali, anche se gli altri non le possono percepire. La persona che sperimenta delle allucinazioni – proprio come succede per i deliri – non riesce a mettere in dubbio la loro realtà e concretezza poiché le sperimenta in uno stato alterato di coscienza che non consente di effettuare una critica su quanto percepito.

Naturalmente non tutti gli episodi depressivi, anche se gravi, sono associati alla comparsa di allucinazioni e deliri. Nei casi in cui, però, sono presenti questi sintomi appare importantissimo un monitoraggio della situazione associato all'individuazione anche di un supporto farmacologico, dal momento che aumentano sia i rischi di suicidio che quelli di omicidio. In preda ad un delirio di rovina, per esempio, la persona con grave Depressione Maggiore e sintomi psicotici può arrivare ad uccidere i propri familiari – per poi suicidarsi – nella convinzione di aiutarli, donando loro una morte indolore, anziché una morte preceduta da atroci sofferenze (cosa che il delirio può portarli a credere).

La Depressione Maggiore può manifestarsi come episodio singolo, senza più ripetersi successivamente nel corso della vita; tuttavia si ritiene che nel 50-60% dei casi un primo episodio depressivo potrà essere seguito da un secondo, mentre un secondo episodio verrà seguito, nel 70% dei casi, da un terzo ed il terzo nel 90% dei casi da un quarto.

Esiste la possibilità che la depressione clinica assuma le caratteristiche di un Disturbo Depressivo Ricorrente, ovvero che tende a ripresentarsi con regolarità in alcuni specifici periodi dell'anno (ad es., in autunno o in primavera).

L'età media di esordio si colloca attorno ai 25 anni, ma pare che si stia abbassando gradualmente nel tempo.

Non ultima, va ricordata una particolare tipologia di Disturbo Depressivo Maggiore: quella ad esordio nel post-partum. Da non confondersi con il cosiddetto baby blues – un periodo caratterizzato da tristezza, pianto spontaneo, insonnia e disinteresse per il neonato della durata limitata di alcuni giorni (da 3 a 7) dopo il parto – la Depressione Post Partum costituisce in genere una forma depressiva anche grave, con esordio entro le prime quattro settimane dopo il parto, con durata non inferiore alle due settimane ed eventualmente accompagnata da manifestazioni psicotiche. In questo caso esiste il pericolo di infanticidio, legato al delirio che il bambino possa essere posseduto dal demonio o all'influenza di allucinazioni uditive che ne ordinano l'uccisione.

Quando non sono presenti manifestazioni psicotiche, la Depressione Post Partum può costituire un ostacolo allo sviluppo della relazione ottimale madre-bambino.

Infine, non dimentichiamo che un episodio depressivo può essere indotto dall'uso di droghe (durante l'intossicazione legata alla sostanza oppure durante il periodo di astinenza) oppure può derivare direttamente da malattie organiche, come il morbo di Parkinson o l'ipotiroidismo, o essere una conseguenza diretta dell'uso di farmaci assunti per curare altre patologie mediche (ad es., uso dell'interferone).

La Depressione Maggiore può essere curata e affrontata attraverso la psicoterapia associata, eventualmente, ad un supporto farmacologico qualora necessario. Una cura farmacologica appare importante e necessaria tutte le volte in cui sono presenti sintomi psicotici ed in tutti quei casi in cui, pur in assenza di allucinazioni o deliri, le capacità di attenzione e concentrazione risultano compromesse al punto che la persona non risulta in grado di seguire una psicoterapia.

Se, invece, esistono le premesse per seguire un percorso di tipo psicologico, la Depressione può essere affrontata attraverso il recupero graduale degli interessi, della piacevolezza del fare, delle relazioni sociali ed attraverso l'apprendimento di modalità di pensiero più funzionali ed utili a regolare in maniera equilibrata il tono dell'umore. In modo da muovere tutte le risorse che possano proteggerci da questo male oscuro.

 

F.Boveri