Fobia Sociale

 

Oltre la timidezza: la fobia sociale 

La fobia sociale è la paura marcata e persistente delle situazioni sociali, ovvero di quelle situazioni in cui sono presenti altre persone non familiari, all'interno delle quali siamo esposti ad un possibile giudizio da parte degli altri. Trovarsi in una situazione sociale, per chi ha una fobia di questo genere, vuol dire provare un'ansia intensa, al punto da dover sopportare con disagio la situazione stessa o da non riuscire a sostenerla, finendo per evitarla. La persona, pur riconoscendo come eccessiva la propria paura, ha difficoltà a fronteggiarla: l'evitamento, l'ansia anticipatoria o il disagio nel sopportare la situazione diventano problemi rilevanti, fino ad interferire con le normali abitudini della persona, con il suo lavoro o con la scuola, con le attività extra lavorative o extra scolastiche e, naturalmente, con le relazioni sociali. L'esordio può essere improvviso – a seguito di eventi traumatici – o, più spesso, insidioso e graduale; prevalentemente, questo tipo di fobia diventa palese nell'adolescenza.


Non si tratta di semplice timidezza: la timidezza, infatti, può essere definita come una caratteristica di personalità che si manifesta sotto forma di introversione e sensibilità, ma difficilmente diventa disturbante nelle aree sociali, lavorative o scolastiche. La fobia sociale, invece, è legata all'evitamento delle situazioni temute, con perdita di opportunità nei vari ambiti di vita, oppure consente di tollerare le situazioni sociali solo con intenso disagio, risultando in un “funzionamento” sociale inferiore all'effettivo livello della persona.

Per citare una frase illuminante del Dott. Marsigli – psicologo e psicoterapeuta che tanto si è occupato di questo tema – e della Dott.ssa Bislenghi: “Una persona timida vive il suo timore degli altri come una normale difficoltà, da affrontare e superare con più o meno impegno a seconda delle situazioni; chi soffre di fobia sociale, invece, percepisce la stessa paura come un ostacolo insormontabile, che genera un disagio assolutamente invalidante”.[1]


La condizione di disagio associata alla fobia sociale non passa col tempo: al contrario, tende a cronicizzarsi, portando a costruirsi una “nicchia” di vita per così dire “sicura” entro la quale la persona rimane precludendosi opportunità di nuove amicizie, di storie sentimentali o di avanzamento di carriera. Le persone con fobia sociale hanno opportunità più ridotte di trovare supporto sociale, hanno meno probabilità di sposarsi e, nei casi più gravi, possono avere difficoltà a cercare lavoro poiché temono di sottoporsi a colloqui di selezione.


La fobia sociale può essere specifica o generalizzata. Nel primo caso ci riferiamo ad un timore per una o poche situazioni sociali (ad es., il timore di parlare in pubblico), mentre nel secondo caso ci riferiamo ad una paura diffusa alla maggior parte delle situazioni sociali.

In alternativa, questo disturbo può essere classificato in base al fatto che le situazioni evitate siano prevalentemente situazioni prestazionali (essere interrogati a scuola, parlare in pubblico, firmare, ecc...) o prevalentemente relazionali (partecipare a gruppi, feste, conversazioni, ecc...)

Tra le situazioni più facilmente temute da una persona con fobia sociale, troviamo le seguenti: parlare in pubblico, parlare con estranei, iniziare e mantenere una conversazione, rivolgersi a persone che hanno un ruolo d'autorità (professori, superiori, ecc...), essere osservati mentre si svolge un lavoro, essere osservati mentre si firma, essere osservati mentre si mangia o si beve, partecipare ad una festa, partecipare ad un piccolo gruppo, parlare con persone del sesso opposto.


La fobia sociale può nascondere un deficit di abilità sociali reale o solo presunto. In alcuni casi, cioè, le persone con questo disturbo temono le situazioni sociali perché non hanno imparato ad affrontarle, perché non sanno come si fa, perché – per qualche ragione – l'apprendimento delle abilità sociali è stato insufficiente; in altri casi, invece, le persone conoscono il modo in cui potrebbero affrontare le situazioni sociali, ma non sono convinte che sia quello giusto, oppure pensano che non riusciranno a mettere in atto i comportamenti che ritengono opportuni, poiché temono che la loro ansia trasparirà o li farà sbagliare.


La psicoterapia può essere un valido aiuto contro la fobia sociale, a partire da un adeguato inquadramento del problema che consenta di capire la portata e l'ampiezza del disturbo, valutando se e in che misura la persona sia in possesso delle abilità sociali utili ad affrontare le diverse situazioni. La buona notizia è che il comportamento sociale si può apprendere, come qualsiasi altra forma di abilità, e che la sicurezza nel gestire le situazioni sociali si può conquistare. Insomma, la fobia sociale può essere sconfitta!

 

F. Boveri

[1] Bislenghi L., Marsigli N., Il timore degli altri – Vincere la fobia sociale (2005), Ecomind


Per un ulteriore approfondimento, si rimanda all'intervista comparsa in data 18 maggio 2015 sul Magazine on line "Lecanoedelweb.it" della Dr. Mazzaglia al seguente link:

http://www.lecanoedelweb.it/vivere-nel-sociale-puo-essere-un-problema-come-lo-era-per-antonio-ligabue-il-parere-di-uno-psicologo/